sabato, luglio 11, 2009

Le galline pensierose. Luigi Malerba

Quando vennero a sapere che la terra è rotonda come una palla e gira velocissima nello spazio, le galline incominciarono a preoccuparsi e furono prese da forti capogiri. Andavano per i prati barcollando come se fossero ubriache e si tenevano in piedi reggendosi l'una all'altra. La più furba propose di andare a cercare un posto più tranquillo e possibilmente quadrato.

Le galline pensierose, Luigi Malerba. Einaudi, 1980.

lunedì, luglio 06, 2009

Il vecchietto con le mani dietro la schiena. Episodio 1

Un bel cielo blu polizia si stiracchia sopra i palazzi incastrando filamenti di nuvole in mezzo ai grumi di antenne, brulicanti dieci, venti, anche trenta bracci di ricezione. Giù, in basso, il rumore assordante del martello pneumatico fa tremare i vetri fino all'ottavo piano, oltre si avverte soltanto un leggero ticchettio di magnitudo 2,5.

E' questo il richiamo primordiale che sveglia l'animale annoiato, il singhiozzo escavativo che finalmente riscuote l'ultimo ma fondamentale protagonista, l'immancabile supervisore dei lavori in corso: il vecchietto con le mani dietro la schiena. Dopo il geometra, l'operaio e il manovratore della ruspa, manca soltanto lui.

L'anziano del terzo piano, infatti, aspettava da tempo un cantiere sotto casa, lo aspettava da almeno sei mesi. Qualche settimana fa si era dovuto avventurare nel quartiere vicino, con tutti i pericoli del caso, strisce pedonali, bambini col pallone, automobilisti incazzosi, e soltanto per dare un occhiata alla banalissima sostituzione di un tombino. Il tutto era durato meno di dieci minuti.

Adesso, invece, nel momento preciso in cui ha sentito chiaro e tondo lo scoppio del martello pneumatico, gli occhi gli brillano di nuova luce. Scatta in piedi dalla poltrona in cui ristagnava pallidamente illuminato da una minuscola televisione di seconda mano e più svelto di un gatto prende il volo giù dalle le scale, più in forma di un atleta della vecchia Germania dell’Est. A passi di due e tre gradini per volta, scartando l'ascensore come fosse un ostacolo, più che mai curioso riguardo al genere, alla durata, alla complessità dei lavori, il vecchio con le mani dietro la schiena pregusta già la caratura dei lavori. Potrebbe essere la magnifica rottura di un tubo del gas oppure una più comune manutenzione delle condutture idriche, magari l'installazione di un nuovo semaforo oppure, ma sarebbe troppo, un bel cantiere che ri-pavimenta la strada, uno di quei cantieri che dureranno mesi, forse addirittura anni.

Con questi pensieri nella la testa, ormai giunto sulla soglia dell'ultimo pianerottolo prima del portone, l'anziano rallenta, si piega finalmente in avanti nella tipica postura a conchiglia e assume l’atteggiamento d’ordinanza, mesto e annoiato, congiungendo candidamente le mani dietro la schiena. Ed è così che si presenta sulla scena. Continua...

domenica, luglio 05, 2009

La lezione della pioggia (Hagakure)

C’è una cosa chiamata “atteggiamento sotto l’acquazzone”. Quando scoppia all’improvviso un temporale, uno può, per cercare di non bagnarsi, spiccare una gran corsa per andare a cercare riparo sotto qualche tettoia nei pressi: senonché uno s’inzuppa lo stesso. Se, invece, fin dall’inizio si è mentalmente predisposti a bagnarsi, non ci si sentirà minimamente sconfitti, quando ciò effettivamente avviene. Un tale atteggiamento è vantaggioso in qualsiasi circostanza.

Da "Hagakure. Il libro dei samurai" di Yamamoto Tsunetomo (XVII sec.)

giovedì, luglio 02, 2009

Cani con mollette



C’era davvero bisogno di conciarli così ? Se fossi un cane mi vendicherei pisciando ovunque, tranne dove dice chi mi ha esposto al senso del ridicolo dell’intera umanità. Provate ad immaginare i loro padroni. Che cosa mai passerà nella testa di un essere umano che costringe il suo cane a ridursi come un pupazzo di peluche ? Quello di sinistra ha qualcosa di un maestro zen. Quello al centro sembra un parruccone del settecento sopra un cavalletto con babbucce. L’ultimo è il mocio vileda delle pulizie.

I padroni vi diranno che loro vogliono bene agli animali, che loro amano i propri cani. Ma non è che siete invece cresciuti male e adesso i pupazzi li prendete vivi ?
Un tempo si pettinavano le bambole adesso s'infilano mollette ai barboncini. Eppure anche gli animali, sappiate, hanno la loro dignità. La natura esige che le si porti rispetto.

E’ come se io avessi un aquila reale da compagnia, le sono profondamente affezionato e ne vado molto fiero. Che cosa accadrebbe se, per amore, le mettessi un casco da pilota e gli adesivi della RAF ?

mercoledì, luglio 01, 2009

Nuovi modi alla moda (cool) per suicidarsi [satira post-sociale]

Visto il successo riscosso da un mio vecchio post pseudo comico, che risulta tra gli articoli più intercettati da google in direzione del blog e vista anche l'apparente mole di aspiranti depressi-finali che, a quanto sembra, battono sui motori di ricerca parole chiave come “suicidio” e “modi per suicidarsi”, ho deciso di replicare sperando di innalzarmi almeno al ruolo eroico di dissuasore.

Si può salvare un suicida (ammesso che sia autentico) impedendo che si getti da un ponte oppure liberandolo all'ultimo momento dai binari. Io ho la mia idea: cioè prenderli (vi) spudoratamente per il culo. Se sorrideranno, forse la vita sorriderà a loro. Dunque, sorridete. Chissà che la Chiesa, così attenta alla matematica delle anime, un giorno non me ne renda grazia.


Nuovi modi alla moda (cool) per suicidarsi.

[1] Asfissia e crisi respiratoria da discorso politico. Si prendano le registrazioni delle sedute alla Camera e al Senato, ci si sieda davanti alla televisione e si facciano partire i filmati. Sono consigliate le discussioni con emendamenti sulle leggi finanziarie, le sedute di commissione e gli scrutini a voto segreto. Dopo un paio d'ore di visione dei suddetti materiali vi coglierà un torpore stravagante, simile a quello da monossido di carbonio; scivolerete in un sonno dirompente e inossidabile.

La morte sopraggiunge indolore all'incirca verso la sesta ora di discorso politico senza interruzione, poiché la vostra attività cerebrale viene completamente azzerata dalla stupidità delle dichiarazioni. Repentina interviene una crisi respiratoria e cardiocircolatoria. La tecnica di questo suicidio si fonda sull'evidente proprietà anestetica del discorso politico. In alcuni ospedali canadesi stanno già studiando l'efficacia delle interviste ai senatori che, quando ben dosate, potrebbero rapidamente sostituire l'anestesia totale pre-intervento chirurgico.

La vendetta degli anti-manichini. Ep.1

Computer va in tilt, pensionato gli spara e lo distrugge

(ANSA) 29 giugno - CAVASSO NUOVO (PORDENONE)- Il computer va in tilt e lui gli spara. E' accaduto a Cavasso Nuovo (Pn), protagonista un pensionato di 68 anni. Evidentemente esasperato dalle 'lentezze' e dalle 'bizze' del suo Pc, l'uomo, secondo il racconto dei Carabinieri intervenuti per sequestrare l'arma, ha atteso invano lunghissimi minuti, sperando che la situazione si sbloccasse. Poi, spazientito, ha sparato 5 colpi al Pc con la sua calibro 22 regolarmente denunciata. L'arma e' stata sequestrata.

venerdì, maggio 08, 2009

Citazioni. Hemingway.

Lo strumento essenziale per uno scrittore è un merdadetector a prova d'urto. E' un radar per scrittori, e tutti i grandi scrittori ce l'avevano.

mercoledì, maggio 06, 2009

Seriosità. La donna con gli occhiali da sole

Centro commerciale. Esterno giorno. Una donna ben vestita ma troppo magra s'infila dentro la porta automatica con passo rapido e deciso. Indossa un tailleur corto, scarpe col tacco di vernice, un foulard al collo allacciato stretto come un nastro da pacchi e due enormi occhiali da sole.
Non è bella, ha la bocca impiastricciata di rossetto e i suoi capelli neri, raccolti all'indietro, non le conferiscono affatto quell'aria che immagina di avere. E' una donna come molte le altre, grigia nonostante i colori che indossa, nervosa sebbene voglia apparire decisa, e c'è qualcosa di meccanico in ogni suo movimento, come un attrito, un cigolio, qualcosa di poco equilibrato. E’ un fantomatico punto morto.

Eppure il suo modo di fare è presuntuoso, si fa strada in mezzo al gente come se non avesse tempo da perdere, scosta chi la ingombra guardando di traverso. Il punto morto ha un corrispondente accessorio, gli occhiali da sole grandi più o meno quanto la fronte, troppo larghi e troppo appariscenti. Vista così fa sorridere, sembra un insetto, una mosca al microscopio, un'astronauta lanciato sulla terra in mezzo ai carrelli della spesa.
Ma in molti la guardano, vuoi per il vestito o per il modo di fare, così quanto più la guardano tanto più lei s'inorgoglisce e si sente bella, osservata e invidiata. Che avete da guardare ? Sono di un'altra specie io. Infatti.

Il triangolo perfetto del comico si sovrappone al triangolo perfetto del drammatico, non ci sono sbavature. La donna fa sorridere e fa intristire, in pratica fa compassione. Lei non ne sa nulla, certo, questa è la grande tragedia umana. Il meritato destino di chi vive allo specchio e non sa mettersi gli occhi degli altri. Proprio per questo la vita reale, quella del sudore e delle cose concrete, è molto più impietosa del semplice scherno, è un inferno di risate e di sghignazzi, fatti in silenzio e così piano che la vittima può continuare a credere che la stiano ammirando. Povera ingenuità. Non le viene per nulla il sospetto che qualcuno possa ridere di lei.

martedì, maggio 05, 2009

Autoritratto alla Buster Keaton






Provenza, estate 2008, mezzogiorno di fuoco. Navighiamo a vista nel gelido abitacolo condizionato. Di fianco alla strada scorre vicinissima la ferrovia, a pochi metri da noi. All'improvviso un palo di segnalazione, non ci posso credere, ho un flash visivo. Mi viene subito in mente "The general" di Buster Keaton. Inchiodo, mollo l'auto con le quattro frecce, metà sulla strada e metà sull'erba, poi prendo macchina fotografica e cavalletto. Mia moglie, che mi conosce, s'ingrugna e comincia ad imprecare come una donna da saloon. Salto i binari, m'arrampico sul palo e metto la mano davanti agli occhi. Per un attimo il mondo è in bianco e nero. Anche se siamo in Francia ottantadue anni dopo. Ecco come vinsi la guerra.

Alleggeresse 06. L'etica del lavoro.

Un conto è fare progetti a lunga scadenza, un conto è dire, come fa qualcuno: "Mi mancano soltanto ventidue anni alla pensione". E nel frattempo, per caso, non hai mica qualche altro progetto ?

mercoledì, aprile 22, 2009

Nude pagine bianche per ingenui finti-provocatori

Leggo da qualche parte che è in uscita “Nudo”, un nuovo libro con tanto di codice ISBN e prefazione, soltanto che all'interno ha solo pagine bianche e non c'è scritto niente. Non c'è storia, non c'è romanzo. E' in vendita a cinque euro, pubblicato dalla casa editrice Giovane Holden (già tutto un programma).

“Nudo” è la metafora del “non c'è più niente da scrivere tranne scrivere qualsiasi cosa”.
Gli autori sostengono che “chiunque vi legge ciò che vuole”, parlano di provocazione ma anche di invito alla riflessione, cioè l'adagio classico delle operazioni che si nascondono dietro il paravento dell'artisticità, scusa notoria di chi s'inventa un significato perchè sa benissimo che l'oggetto non ha alcun senso. Di esempi così sono piene la storia dell'arte e della letteratura.

Che cos'è allora o, meglio, che cosa dovrebbe essere “Nudo” ? Potrebbe diventare un diario, forse un taccuino, magari un invito alla scrittura. Il libro bianco, anzi il libro “nudo”, non è altro che l'ennesima testimonianza dell'incapacità di produrre nuovo senso, la palese ammissione dell'odierno corto circuito creativo che si ripete, rivisita, riedita e finge di produrre non facendo altro che citare, amalgamare e ricombinare.

Questo perchè, per nostro eccesso d'entusiasmo, siamo piombati dentro un'universo ingorgato di segni che si calpestano e si schiacciano a vicenda. “Nudo” è dunque soltanto il modo di certificare una scoperta attualissima, e subito vecchia, sottolineandola nel modo più ingenuo possibile, blandendo come originale una semplice trovata, sicchè per non commettere alcun errore si finisce per non affermare nulla, e s'incornicia il vuoto, si lascia spazio al tutto. Nemmeno Barthes, forse, avrebbe azzardato tanto, ben sapendo che andare oltre la teorizzazione del nulla si sfora il grado zero dell'ingenuità comica.

Non c'era bisogno di farlo presente, lo sapevamo. “Nudo” vorrebbe annunciare e sentenziare l'infarto della comunicazione. Purtroppo, però, c'è talmente tanta polvere in giro che qualcuno non trova di meglio che offrirci una gabbia di vetro dicendo: entrate, c'è aria pulita. L'ennesima parola “fine” mascherata da silenzio, quando l'unica cosa da fare sarebbe tacere per davvero. Non ditelo, semplicemente perchè lo sappiamo tutti.

Mi chiedo: ma c'era davvero bisogno di questa provocazione ? Ma che cosa provoca poi ?
Nell'epoca delle parole solubili sciolte in un bicchiere o frullate ovunque dentro qualsiasi media, spazio o contenitore, io, per esempio, non mi sento affatto provocato, tutt'al più mi sento spazientito.

Ben venga comunque, questo libro-provocatore, che tanto per parlarne non ci sarà bisogno di leggerlo e tantomeno di averlo acquistato.

sabato, aprile 04, 2009

Van Gogh Shoes


domenica, marzo 15, 2009

Together - Bob Sinclair

video

Anti-manichini. La gioia di vivere, il colore, la semplicità dei bambini. E poi fate caso al frangente in cui ballano le due donne di colore sotto l'albero, al minuto 1.08... Poi mi dite.

venerdì, febbraio 27, 2009

E' ormai chiaro...

E' ormai chiaro. Locuzione molto amata dai politici della nostra epoca, affiancata o spesso sostituita dalle sue ovvie declinazioni: dal semplice “è certo” al lampante “non ci sono più dubbi”, dai concettualmente perifrastici “appare ormai ovvio”, “è sotto gli occhi di tutti”, per giungere a prove di elevata pseudo-statura culturale come l'obsoleto (non in politica, certo) e non per questo inefficace, “è ormai conclamato”. La certezza prima di tutto. La categorica sicurezza priva di ogni minima indecisione, manco una titubanza.

Che meraviglia ragionare con la logica di questo codice binario, semplice e pratico, che non ammette repliche, che appare a tutti “scontato”. La fatidica, inappellabile, incontrovertibile convinzione, delle proprie idee, della propria ragione, della propria verità. Di solito accade quando l'idea è solo una bandiera, come allo stadio, quando si tifa la propria squadra del cuore. La fede non ha dubbi. Non è per caso che questa politica stia diventando religione ?

Esempio. Cito solo l'ultimo caso in ordine cronologico, Daniele Capezzone: E' ormai chiaro che il Pd è sempre più letteralmente..."

Primo. La lingua si rovina anche perchè la si usa male e la politica di certo non utilizza la lingua per dire le cose, semmai per impiastricciarle con i propri obiettivi.
Secondo. Lo faccio dire a Bertrand Russell, che si sarebbe divertito un mondo nell'Italia di oggi: «Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi».

Spero che i portavoce della politica non credano a quello che dicono. Sarebbe confortante sapere che in fondo è tutta strategia, una specie di propaganda, fondamentalmente ormai scoperta, provincialoide e malriuscita, insieme tattica, fallica e di stampo militare. Nel caso in cui, invece, ci credessero per davvero, bè, non saprei più che dire, tranne ridere o disperare, perchè saremmo vittime di una nuovissima liturgia della fede politica o forse, peggio, della politica messa in fede.

giovedì, febbraio 26, 2009

Museo Italia

Sembra che al Ministero dei Beni culturali sia pronto un nuovo marchio per il nostro paese, messo a punto dai due consiglieri particolari del Ministro Bondi, Elkann (giornalista) e Resca (ex-manager McDonald). Si chiamerà “Museo Italia”. Mai nome fu più appropriato.Dall'estero verranno qui, pagheranno il biglietto e ci guarderanno dentro le nostre teche di vetro. Si cercano candidature per mummia e animale impagliato. Del resto siamo fermi ad una ventina di anni fa e non possiamo far altro che spolverare la chincaglieria quando arrivano gli ospiti per la cena.

Museo Italia, dicono al ministero, sarà una grandissima occasione per valorizzare il nostro patrimonio culturale e le incredibili emergenze artistiche, un modo per accentuare la vocazione primaria del nostro paese. Giusto, quella di essere un museo, cioè poco più di un parco per divertimenti. Personalmente mi piacerebbe vestirmi da antico romano. Chiedo troppo ?